Bernardo Gentile – letterato di Castanea alla corte di Carlo V

Qui di seguito raccogliamo alcuni studi su Bernardo Gentile.

UN GRANDE UMANISTA NATIVO DI CASTANEA DELLE FURIE: BERNARDO GENTILE

Studiare un personaggio importante come Bernardo Gentile, apre scenari sorprendenti; ma chi era costui?  Bernardus Gentilis nacque a Castanea delle Furie nel 1470 da famiglia di allevatori, delle terre di Castanea e condusse i suoi primi anni nel volgo, nella scuola che fonti successive, preciseranno essere governata dai fraticelli Domenicani.  Già sul finire del secolo, si trasferisce presso Salamanca, entrando  nella comunità spagnola dell’ordine suo. Negli anni successivi, la capacità nello studio e nella professazione della regola, lo vede primeggiare fra i più eruditi dell’ordine, insediato presso la cattedra di teologia dell’Università di Padova. Nel 1508 Bernardo, si insedia nel convento Domenicano sito a Castanea, probabilmente nelle vicinanze della chiesa di santa Caterina d’Alessandria. In esso, ricoprirà il ruolo di abate per lungo tempo. La sua fama di eccellente storico, letterato e umanista, lo accompagnerà anche in queste terre di Sicilia. Di lui si ricordano alcune opere molto famose in quegli anni. Con l’ascesa al trono di Carlo V, del quale ne diventerà consigliere spirituale e Pubblico Oratore, scriverà l’opera che lo condusse agli altari della cronaca.

Alessandro Fumia

fonte: cariddiweb.wordpress.com/2010/12/20/un-grande-umanista-nativo-di-castanea-delle-furie-bernardo-gentile/

 

 

 

GENTILE, Bernardo

Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 53 (2000)

di Dario Busolini

GENTILE, Bernardo. – Nacque a Messina intorno al 1470. Avviato alla vita religiosa nel convento domenicano della sua città, vi venne ordinato sacerdote prima del 1495: il 20 settembre di quell’anno infatti si trovava fuori della sua provincia per perfezionarsi negli studi, forse a Salamanca. Probabilmente soggiornò a Padova, come studente onorario, nel 1505, e poi maestro degli studenti e lettore di Bibbia nel 1506 e 1507. Se il “Bernardus de Sicilia” citato negli atti capitolari domenicani di Pavia e Roma è identificabile con il G., costui diventò baccelliere nel 1507 e maestro in teologia nel 1508. È invece certo che, nello stesso 1508, fece temporaneo ritorno nella provincia siciliana dell’Ordine come lettore primario del convento di Castanea, una nuova fondazione presso Messina.

Non vi rimase a lungo, dato che una lettera dell’umanista siciliano Lucio Marineo a Cataldo Parisio, datata al 1511, cita il G. tra i poeti e oratori degni di nota residenti in Spagna. Una lettera successiva del Marineo a F. Núñez permette di stabilire che i due letterati siciliani avevano tra loro un rapporto di amicizia, confermato da una terza missiva del Marineo, diretta proprio al G., databile da Valladolid nel 1513. Il Marineo si felicitava con lui perché il G. stava componendo – a quanto aveva saputo – un poema in onore del “gran capitano” Gonzalo Fernández di Córdoba, continuando in pari tempo a insegnare, a Salamanca o a Loia, dove abitava in quel periodo il famoso generale spagnolo.

Un aneddoto citato dal Coniglione confermerebbe il fatto che il G. abbia dedicato e donato versi latini sia al re Ferdinando il Cattolico sia al gran capitano, ricevendo in cambio del denaro.

Dopo l’ascesa al trono di Spagna di Carlo V il G. fu nominato cappellano e, l’8 ag. 1523, essendo morto il precedente titolare Antonio de Nebrija, cronista di corte, con lo stipendio annuo di 80.000 maravedì.

Tale promozione si può attribuire alla reputazione letteraria del G. e degli altri umanisti siciliani in Spagna, all’opera dei consiglieri domenicani di Carlo V, C. de Loaysa e G. Hurtado, e all’influenza delle personalità più vicine al sovrano, che egli citò nei suoi versi, tra cui il cancelliere Mercurino Arborio di Gattinara.

Di proprio, il G. aggiunse il poema latino di 500 versi in onore dell’imperatore Divo Carolo V Caesari, presentato al sovrano tra il 1522 e il 1523, ora conservato nella Biblioteca nacional di Madrid (ms. 10019), seguito poi, tra il 1526 e il 1529, dal Carmen ad serenissimum ac invictissimum Carolum quintum Caesarem semper Augustum (Biblioteca comunale di Palermo, ms. Sic. B.57) di 186 versi, che riuscì a far pubblicare, probabilmente a Messina per i tipi di G. e P. Spira nel 1529, stando alla tesi del Coniglione – che lo ha ripubblicato nel 1948 -, o a Palermo da A. Maida tra il 1526 e 1527, come afferma N.D. Evola.

In esso il G. loda il genio dell’imperatore e l’abilità militare del condottiero di Carlo V, Carlo di Lannoy, auspicando un generoso trattamento allo sconfitto re di Francia Francesco I, perché la Cristianità possa finalmente ritrovare la concordia e volgere le armi unita contro il suo vero nemico, i Turchi.

Molto discussa, perché ricavabile solo da accenni del Marineo e di Gonzalo Hernández de Oviedo, è l’opera del G. come storico della guerra di Granada e delle Indie. A tutt’oggi sembra plausibile solo un suo intervento come curatore della pubblicazione delle ultime quattro decadi del De orbe novo di Pietro Martire d’Anghiera, rimaste inedite fino al 1530 per la morte di quest’altro storiografo di Carlo V nel 1526.

Sono poi del G. alcuni versi latini pubblicati dal medico di Carlo V, L. Lobera, quale aggiunta al suo libro Vergel de sanidad, stampato in prima edizione ad Alcalá pure nel 1530.

Dopo questa data, il G. rimase a corte per non più di altri tre anni. Il 10 febbr. 1533 infatti Clemente VII lo nominò vescovo di Bosa, in Sardegna, “nemine supplicante”.

Dopodiché non si hanno altre notizie su di lui. Lasciata con certezza la Spagna, si può ipotizzare che si sia recato in Sardegna, o altrove, fino al 26 genn. 1537. In quel giorno infatti la serie dei vescovi di Bosa registra la successione di Nicolò d’Aragona, a seguito della morte del G., sopravvenuta con ogni evidenza tra la fine del 1536 e l’inizio del 1537.

Diversi autori citano come edito a Messina nel 1526 un suo poema De rebus gestis Consalvi Ferdinandi de Corduba ad Carolum V Caesarem carmen. Il Coniglione ha però dimostrato che si tratta di un’opera inesistente, frutto di una errata lettura del titolo e dell’argomento del Carmen ad… Carolum quintum. Restano poi tuttora sconosciuti i suoi versi dedicati a re Ferdinando e al gran capitano, se mai furono scritti.

Ignorato dai maggiori storici domenicani e siciliani, forse per la precoce partenza dall’isola, e non conosciuto come membro dell’Ordine dei predicatori da altri, il G. deve la propria riscoperta, alla metà del Novecento, alle ricerche dei citati De La Peña e Coniglione.

Fonti e Bibl.: J. De La Peña y Camara, Un cronista desconocido de Carlos V. El humanista siciliano fray B. G. o.p., inHispania, IV (1944), pp. 536-568 (rec. di N.D. Evola, in Archivio storico della Sicilia orientale [Boll. stor. catanese], XLII-XLIII [1946-47], pp. 233-300); M.A. Coniglione, B. G. o.p. umanista siciliano del secolo XVI cronista di Carlo V, poi vescovo di Bosa (1470-1537). Carmen ad serenissimum ac invictissimum Carolum quintum Caesarem, Catania 1948; N.D. Evola, Una stampa sconosciuta del sec. XVI con un carme di B. G., in Atti della Accademia di scienze, lettere e arti di Palermo, s. 4, X (1951), 2, pp. 157-162; G. Gulik – C. Eubel, Hierarchia catholica, III, Monasterii 1923, p. 137; Dict. d’hist. et de géogr. ecclésiastiques, XX, s.v.

 

 

Bernardus Gentilis (n. 1470 ca., m. 1536/1537)

Opere:

Carmen ad serenissimum ac invictissimum Carolum quintum Caesarem semper Augustum
Poema ad capitanum Fernandum Gonzalem de Cordoba [opus deperditum (numquam scriptum?)]
Poema ad divum Carolum quintum Caesarem [a. 1522-3]

manoscritti

Poema de Indiis captis (?)
Versus ad Ferdinandum regem [a. 1513; opus deperditum (numquam scriptum?)]
Versus ad librum Aloisii de Avila cui titulus est «Vergel de sanidad»

C.A.L.M.A. Compendium Auctorum Latinorum Medii Aevi (500-1500) cur. Michael Lapidge – Gian Carlo Garfagnini – Claudio Leonardi – Francesco Santi et al., Firenze 2000-.vol. II 3 p. 320

 

Bernardus Gentilis n. 1470 ca., m. 1536/1537

BIBL.GEN: DBI LIII.186-7; IBI3 V.1662; Eubel III.137; DHGE XX.510; MOFPH IX.87; Epistolarum familiarium libri decem et septem Valladolid 1514 [italice edita cur. Pietro Verrua, Genova-Roma-Napoli-Città di Castello 1940, pp. 73, 153, 181]; Antonino Mongitore Bibliotheca Sicula sive de scriptoribus Siculis qui tum vetera, tum recentiora saecula illustrarunt voll. 2, Panormi 1707-1714, I.107 [reimpr. anast. Bologna 1971]; Giuseppe Maria Mira Bibliografia Siciliana, ovvero gran dizionario bibliografico delle opere edite e inedite, antiche e moderne di autori Siciliani o di argomento Siciliano stampate in Sicilia e fuori voll. 2, Palermo 1875-1881, I.416; Filippo Evola Storia tipografico-letteraria del secolo 16 in Sicilia con un catalogo ragionato delle edizioni in essa citate Palermo 1878, p. 242; Pietro Verrua Precettori italiani in Ispagna durante il regno di Ferdinando il cattolico Adria (Rovigo) 1907, p. 19; Verrua Lucio Marineo Siculo e la scienza del linguaggio Adria (Rovigo) 1908, p. 24; Apollo Gaetano Gubernale Dizionario biografico di tutti gli uomini illustri della provincia di Siracusa che si sono distinti nelle armi, nelle arti, nelle benemerenze, nelle lettere, nella magistratura, nella politica, nella religione, nelle scienze ecc. ecc. Floridia 1909, p. 152; Pietro Verrua Umanisti ed altri «studiosi viri» italiani e stranieri di qua e di là dalle Alpi e dal mare Genève 1924, pp. 116, 133, 190 [n. 328]; Arturo Farinelli Divagazioni erudite Torino 1925, pp. 276-7; Giovanni Casati Dizionario degli scrittori d’Italia dalle origini fino ai viventi voll. 2, Milano 1934, p. 55; José de la Peña y Camara Un cronista desconocido de Carlos V. El humanista siciliano fray Bernardo Gentile Hispania. Revista española de historia Madrid 4 (1944) 536-68; Matteo Angelo Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P., umanista siciliano del sec XVI, cronista di Carlo V, poi vescovo di Bosa (1470-1537). Carmen ad serenissimum ac invictissimum Carolum quintum Caesarem semper augustum Catania 1948, pp. 1-31; Niccolò Domenico Evola Una stampa sconosciuta del sec. XVI con un carme di Bernardo Gentile Atti dell’Accademia di scienze, lettere e belle arti di Palermo Palermo 10 (1951) 157-62; Pietro Verrua Lucio Marineo Siculo 1444-1533? San Gabriele (Teramo) 1984, pp. 67, 73, 75 (n. 22), 88, 164, 171,, 191 (n.57), 257-9 [etiam n. 15]

  1. Carmen ad serenissimum ac invictissimum Carolum quintum Caesarem semper AugustumED: Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., pp. 36-47 [editio princeps, annis 1526-9 edita, deperdita est]STU: Alessio Narbone Bibliografia sicola sistematica o Apparato metodico alla storia letteraria della Sicilia voll. 4, Palermo 1850-1855, IV.66; Gubernale Dizionario cit.; Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., pp. 19-29
  2. Poema ad capitanum Fernandum Gonzalem de Cordoba[opus deperditum (numquam scriptum?)]STU: DHGE XX.509; DBI LIII.186; Mira Bibliografia Siciliana cit.; Verrua Lucio Marineo cit., pp. 171, 191 (n. 57), 257-9; Gubernale Dizionario biografico cit.; Peña y Camara Un cronista cit., pp. 539-52; Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., p. 30
    [de quo loquitur Lucius Marineus a Cataldo Parisius, in epistola a. 1513]
  3. Poema ad divum Carolum quintum Caesarem[a. 1522-3]MSS: Madrid, Biblioteca Nacional de España 10019 [sec. XVI]STU: DHGE XX.510; Kristeller Iter Italicum IV.537 b; José María Octavio de Toledo Catálogo de la Librería del Cabildo Toledano voll. 2, Madrid 1903, I.103 [n. 207]; Jesús Domínguez Bordona Manuscritos con pinturas: notas para un inventario de los conservados en colecciones públicas y particulares de Espana voll. 2, Madrid 1933, I.291-2 [n. 679]; Peña y Camara Un cronista cit., pp. 539-52; Coniglione (ed. comm.)Bernardo Gentile O.P. umanista cit., p. 18
  4. Poema de Indiis captis(?)STU: DHGE XX.510; Peña y Camara Un cronista cit., pp. 563-6 [etiam n. 36]; Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., pp. 29-30
  5. Versus ad Ferdinandum regem[a. 1513; opus deperditum (numquam scriptum?)]STU: DBI LIII.186; Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., p. 30
  6. Versus ad librum Aloisii de Avila cui titulus est «Vergel de sanidad»ED: Luis Lobera di Avila (ed.) Vergel de sanidad Alcalá de Henares 1530STU: DHGE XX.510; Coniglione (ed. comm.) Bernardo Gentile O.P. umanista cit., p. 30

Falsum est, Coniglione probante, eum composuisse quoddam carmen «De rebus gestis Consalvi Ferdinandi de Corduba ad Carolum quintum Caesarem», quod ingeneratum esse videtur ex errata lectura tituli carminis ad Carolum quintum dicati; cf. Mongitore Biblioteca sicula cit.

 

fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/bernardo-gentile_(Dizionario-Biografico)/

 

 

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